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Stigmate del lettore
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1 settembre 2008

Da oggi, tra i miei scrittori preferiti



Auster, qui al suo meglio, costruisce una sarabanda di storie e narrazioni che paiono generarsi l'una dall'altra, in un flusso continuo, ininterrotto: ogni breve capitolo del romanzo è occasione per un qualche colpo di scena, una svolta nella trama, un'agnizione improvvisa o un'imprevista rivelazione. Lungi dall'atmosfera mortifera che le prime righe suggeriscono, queste Follie di Brooklyn hanno il tono da commedia brillante, il ritmo scatenato di un musical di Broadway. Un romanzo godibile allora, di notevole intrattenimento, in cui lo scrittore dà prova di una maturità compiuta, confermandosi stilista abilissimo e dalla grande tecnica. (...) Gli Stati Uniti di Auster sono un paese diviso in due, come sventrato da un'autentica guerra civile: da una parte, quella maggioritaria, il paese governato dai Bush e dalle lobby economiche e militari, l'America profonda dei fondamentalisti cristiani e delle sette religiose, dall'altra New York, multietnica, tollerante, colta, liberal: in un recente libro-intervista (Le trame della scrittura, a cura di Matteo Bellinelli, Casagrande, 2005) Auster dice addirittura che "una parte di me vorrebbe vedere New York liberarsi dagli Stati Uniti e diventare una città stato indipendente. Non succederà mai, ma è bello poterlo sognare: perché io credo che New York sia il simbolo di tutto quello che c'è di migliore negli Stati Uniti: e cioè una società totalmente eterogenea, in cui ogni etnia vive fianco a fianco con tutte le altre in relativa pace e armonia".

da www.ibs.it




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21 maggio 2008

L'Absurdistan non è lontano

E così, dopo aver appreso che la tizia seduta vicino a me sul treno nei prossimi giorni entrerà nella sua banca con un bazooka per sterminare tutti, e dopo aver appreso che fra poco vedremo la sua foto sul giornale (argomento che ha ribadito più volte a voce sempre più alta), dopo tutto ciò… mi sono levata l’auricolare dell’iPod e le ho detto: ‘Signora, io sono a San Leninburgo al funerale di Boris Vainberg e proprio in questo momento Aleg l’Alce e Zora il Sifilitico (gli assassini) stanno per incontrarsi con Misa (il figlio dell’assassinato), soprannominato Snack Daddy. e la sua ragazza del South Bronx, Rouenna, quindi mi farebbe una cortesia se chiudesse quella boccaccia!’. E lei: ‘Absurdistan è un grande romanzo! Perdonami se ho disturbato la tua lettura con i miei discorsi insulsi’.

Ragazzi, magari la realtà fosse così…

(Grazie Colli per avermi fatto una domanda precisa ieri sera. L'averti dato una risposta precisa mi ha fatto tornare la voglia di scrivere qui, almeno per oggi)


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14 marzo 2008

Editando

Il refuso è un contributo involontario alla pluralità delle verità e un correttivo
alla monotonia dei significati.


Alberto Savinio


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18 dicembre 2007

Le lettrice media

Con buona pace di McEwan e Yehoshua, che giacciono sul mio comodino, da due giorni non riesco ad alzare gli occhi da questo libro:


15 novembre 2007

La grammatica di Dio

Tra gli dei che gli uomini inventarono il più generoso è quello che unendo molte solitudini ne fa un giorno di allegria.

Callistrato
Epigrafe al nuovo libro di Stefano Benni


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31 luglio 2007

Let's get lost

Dove stai andando? Butta via la cartina! Perché vuoi sapere a tutti i costi dove ti trovi in questo momento? Perché vuoi combattere il labirinto? Assecondalo, per una volta. Non preoccuparti, lascia che sia la strada a decidere da sola il tuo percorso, e non il percorso a farti scegliere le strade. Impara a vagare, a vagabondare. Disorientati. Bighellona. Smarrirsi è l'unico posto dove vale la pena di andare.

Tiziano Scarpa, Venezia è un pesce


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15 giugno 2007

Pagina undici

Forse le cose stanno esattamente così: quelli che vale la pena di amare veramente sono quelli che ti rendono estraneo a te stesso. Quelli che riescono a estirparti dal tuo habitat e dal tuo viaggio, e ti trapiantano in un altro ecosistema, riuscendo a tenerti in vita in quella giungla che non conosci e dove certamente moriresti se non fosse che loro sono lì e ti insegnano i passi i gesti e le parole: e tu, contro ogni previsione, sei in grado di ripeterli.

Alessandro Baricco, Introduzione a Chiedi alla polvere di John Fante.




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23 maggio 2007

Inside

Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di TV. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice. In moto la cornice non c’è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei più uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente. E’ incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, lo stesso su cui cammini, ed è proprio lì, così sfuocato eppure così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi – un’esperienza che non si allontana mai dalla coscienza immediata.

Robert M. Pirsig, Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta




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27 marzo 2007

Jukebox poetico








http://www.i-v-a-n.net/




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15 marzo 2007

Sottovoce

Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
L’umile, il non visto, il fioco, il silenzioso
Perché quando saranno passati amori e battaglie
Nell’ultimo camminare, nella spoglia stanza

Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d’acqua, una parola sussurrata, una nota
Il poco, il meno, il non abbastanza

(Stefano Benni)




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