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Il papà di Giovanna



Vittima della ‘sindrome di Woody Allen’, che spinge i registi a credere di avere abbastanza idee per sfornare un film all’anno, Pupi Avati ri-ri-ritorna nell’adorata Bologna anni ‘30: piccolo mondo antico dove ci si scalda mani e cuore col carbone e un omino del sud può congedarsi con un casto bacio dalla moglie troppo bella (Francesca Neri) e consegnarla al migliore amico. Ci sarebbero i molesti boia-chi-molla urlati ai funerali, ma la poetica di Avati guarda da sempre ad altre ostinazioni: quelle d’amore. A scuola, una ragazza altolocata è uccisa dall’amica in trance passionale per un compagno. E’ Alba Rohrwacher: il premio che Venezia doveva dare. Invece, con palese scippo a Mickey Rourke, ha incoronato il suo babbo, il buon Silvio Orlando che le resta accanto negli inferi della nevrosi. E oltre ancora, quando la storia si perde in Storia e smarrisce il passo. Consueti ruoli/regalo di Natale avatiano a Ezio Greggio e Serena Grandi, coniugi legnosi. Siamo già stati in struggente gita scolastica con l’arcano incantatore dell’Appennino e abbiamo già amato in Delle Piane un prof che balbetta inadeguatezza e non lascia posto a imitazioni. Abbiamo quel bel ricordo a cui ancorare l’affetto. Avati non insista, il suo cuore oggi può andare altrove.

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Pubblicato il 22/9/2008 alle 11.10 nella rubrica Visioni.

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